In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Quando le statue parlano…

Santa CaterinaQualche volta anche le statue parlano! In quel lontano 1970 tutto era agitazione e le pietre dei selciati sembravano volare di mano in mano per essere poi lanciate  a rompere vetrine, laboratori universitari... Ma erano soprattutto le menti e i cuori a essere in subbuglio Insieme tutti ci si sentiva forti, pronti a capovolge­te, magari stravolgere, le strutture sociali che ci oppri­mevano o almeno a noi così pareva: ci sentivamo come bruchi diventati ormai farfalle pronte a volare alto...

Quel periodo è ormai storia e lo chiamano sinteticamente: “ il Sessantotto”.

Se oggi chiediamo ai nostri giovani che cosa è, forse resteremo alquanto sorpresi: praticamente non lo co­noscono. Più di una volta i giovani di venti o treni'an­ni mi hanno chiesto di spiegare loro che cosa fosse que­sto Sessantotto: i loro genitori ne parlano come di una svolta epocale e con un tantino di orgoglio d'apparte­nenza, un po' come chi ha fatto la guerra in trincea. Poi magari molti di noi lo hanno vissuto come le partite di calcio quando esultiamo gridando: “abbiamo vinto!”… noi però eravamo in poltrona o al bar.

Per quell'ondata di idee, di sogni è pur vero che anche chi sembrava solo spettatore si è trovato coinvolto. Fu un po' come l'alluvione di Firenze, mi si passi il paragone: sembrava un monito profetico per la società europea, non solo italiana. Anzi la diga ha straripato da oltralpe, dalla Francia.

E allora, non so se a voi sia capitato, come è capitato  a me, di sentirsi un tassello magari piccolo di un momento importante della storia. Non un pezzo da museo, ma una persona con una certa responsabilità, quella responsabilità che pesa su ogni generazione: la responsabilità della memoria.

Non è certo mia intenzione fare l'analisi o il processo al Sessantotto, ma semplicemente raccontare un incontro accadutomi in quel clima incandescente di cui forse rimane una certa nostalgia di radicalità, di impegno e capacità di compromettersi.Santa Caterina

E’ stato un dedalo intricato di ideali e illusioni, di violente esagerazioni e di opportunistici scendere in piazza, è vero. In molti, quelli che anonimamente sfilavano nelle piazze, che lanciavano i sampietrini, hanno pagato di tasca propria la delusione del post “68 acausa dell'appiattimento di tanti che li avevano spronati. Per altri e significato anni di piombo e per altri ancora, infine, disorientamento dopo l'abbandono delle prime grandi scelte esistenziali.

Avrei potuto essere tra quest'ultimi.

Ma non è sul maggio francese e le sue conseguenze che voglio attardarmi, perché desidero raccontarvi la mia esperienza dell'incontro con una statua.

Sì, a Roma ho incontrato una... statua.

E qualche volta anche le statue parlano.

 

Incontro

Gli incontri non hanno storia sono di sempre

solo che un giorno te ne accorgi

fioriscono dove la terra ha sete

sete di presenza che dica certezze vibranti di vita

(Gardif)

 

Queste brevi e semplici parole mi sembrano ben esprimere quanto vorrei raccontare.

Dicono anche il clima di quegli anni più simili a un calei­doscopio impazzito, che a un gioco armonico di colori che cantano bellezza e libertà.

Rivedo quegli anni con un senso di smarri­mento, ma anche di fascino.

Tutto poteva essere nuovo e inventato, ma non c'era mai il tempo per provarlo perché domani ci attendeva…

E anch’io, tra una manifestazione e l’altra, ero attesa.

La tesi era lì sul tavolo avvolta dal silenzio della biblioteca universitaria: attendeva.

Ma anch’io, tra una ricerca e l’altra ero, attesa.

Ed ecco che un giorno di buio scoraggiamento, immersa in vane ricerche tra i gli scaffali dei libri, la bibliotecaria  mi disse: “Ma esci un po’! Vai a trovare Caterina!”. Sì, Caterina da Siena: la sua statua è lì vicino a Caste Sant’Angelo. Protesa verso quel lungo Tevere rumoroso e irrequieto, simbolo delle nostre città e di tanti di noi che affannati corrono e non vedono.

Andai a vedere questa scultura di Francesco Messina: invece di osservare mi sentii osservata.

Sì, a volte anche le statue parlano e ti possono cambiare la vita.

Come? Prova ad incontrare Santa Caterina da Siena: attende sempre per mettere il fuoco della Vita, Cristo dolce Gesù, in chi si lascia incontrare. Ne vale la pena.

 

 

 

(Questo scritto è in parte tratto da “Caterina un cuore di fuoco per l’Europa", di Elena Ascoli op, ed Messaggero di Pd)