In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Udienza 3 febbraio 2010

San Domenico

Il suo successore nella guida dell’Ordine, il beato Giordano di Sassonia, offre un ritratto completo di san Domenico nel testo di una famosa preghiera: “Infiammato dello zelo di Dio e di ardore soprannaturale, per la tua carità senza confini e il fervore dello spirito veemente ti sei consacrato tutt’intero col voto della povertà perpetua all’osservanza apostolica e alla predicazione evangelica”. E’ proprio questo tratto fondamentale della testimonianza di Domenico che viene sottolineato: parlava sempre con Dio e di Dio. Nella vita dei santi, l’amore per il Signore e per il prossimo, la ricerca della gloria di Dio e della salvezza delle anime camminano sempre insieme.

Domenico nacque in Spagna, a Caleruega, intorno al 1170. Apparteneva a una nobile famiglia della Vecchia Castiglia e, sostenuto da uno zio sacerdote, si formò in una celebre scuola di Palencia. Si distinse subito per l’interesse nello studio della Sacra Scrittura e per l’amore verso i poveri, al punto da vendere i libri, che ai suoi tempi costituivano un bene di grande valore, per soccorrere, con il ricavato, le vittime di una carestia.

Ordinato sacerdote, fu eletto canonico del capitolo della Cattedrale nella sua diocesi di origine, Osma. Anche se questa nomina poteva rappresentare per lui qualche motivo di prestigio nella Chiesa e nella società, egli non la interpretò come un privilegio personale, né come l’inizio di una brillante carriera ecclesiastica, ma come un servizio da rendere con dedizione e umiltà. Non è forse una tentazione quella della carriera, del potere, una tentazione da cui non sono immuni neppure coloro che hanno un ruolo di animazione e di governo nella Chiesa? Lo ricordavo qualche mese fa, durante la consacrazione di alcuni Vescovi: “Non cerchiamo potere, prestigio, stima per noi stessi. Sappiamo come le cose nella società civile, e, non di rado nella Chiesa, soffrono per il fatto che molti di coloro ai quali è stata conferita una responsabilità, lavorano per se stessi e non per la comunità” (Omelia. Cappella Papale per l’Ordinazione episcopale di cinque Ecc.mi Presuli, 12 Settembre 2009).

Il Vescovo di Osma, che si chiamava Diego, un vero e zelante pastore, notò ben presto le qualità spirituali di Domenico, e volle avvalersi della sua collaborazione. Insieme si recarono nell’Europa del Nord, per compiere missioni diplomatiche affidate loro dal re di Castiglia. Viaggiando, Domenico si rese conto di due enormi sfide per la Chiesa del suo tempo: l’esistenza di popoli non ancora evangelizzati, ai confini settentrionali del continente europeo, e la lacerazione religiosa che indeboliva la vita cristiana nel Sud della Francia, dove l’azione di alcuni gruppi eretici creava disturbo e l’allontanamento dalla verità della fede. L’azione missionaria verso chi non conosce la luce del Vangelo e l’opera di rievangelizzazione delle comunità cristiane divennero così le mète apostoliche che Domenico si propose di perseguire. Fu il Papa, presso il quale il Vescovo Diego e Domenico si recarono per chiedere consiglio, che domandò a quest’ultimo di dedicarsi alla predicazione agli Albigesi, un gruppo eretico che sosteneva una concezione dualistica della realtà, cioè con due principi creatori ugualmente potenti, il Bene e il Male. Questo gruppo, di conseguenza, disprezzava la materia come proveniente dal principio del male, rifiutando anche il matrimonio, fino a negare l’incarnazione di Cristo, i sacramenti nei quali il Signore ci “tocca” tramite la materia, e la risurrezione dei corpi. Gli Albigesi stimavano la vita povera e austera – in questo senso erano anche esemplari – e criticavano la ricchezza del Clero di quel tempo. Domenico accettò con entusiasmo questa missione, che realizzò proprio con l’esempio della sua esistenza povera e austera, con la predicazione del Vangelo e con dibattiti pubblici. A questa missione di predicare la Buona Novella egli dedicò il resto della sua vita. I suoi figli avrebbero realizzato anche gli altri sogni di san Domenico: la missione ad gentes, cioè a coloro che ancora non conoscevano Gesù, e la missione a coloro che vivevano nelle città, soprattutto quelle universitarie, dove le nuove tendenze intellettuali erano una sfida per la fede dei colti.

Questo grande santo ci rammenta che nel cuore della Chiesa deve sempre bruciare un fuoco missionario, il quale spinge incessantemente a portare il primo annuncio del Vangelo e, dove necessario, ad una nuova evangelizzazione: è Cristo, infatti, il bene più prezioso che gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo hanno il diritto di conoscere e di amare! Ed è consolante vedere come anche nella Chiesa di oggi sono tanti – pastori e fedeli laici, membri di antichi ordini religiosi e di nuovi movimenti ecclesiali – che con gioia spendono la loro vita per questo ideale supremo: annunciare e testimoniare il Vangelo!

A Domenico di Guzman si associarono poi altri uomini, attratti dalla stessa aspirazione. In tal modo, progressivamente, dalla prima fondazione di Tolosa, ebbe origine l’Ordine dei Predicatori. Domenico, infatti, in piena obbedienza alle direttive dei Papi del suo tempo, Innocenzo III e Onorio III, adottò l’antica Regola di sant’Agostino, adattandola alle esigenze di vita apostolica, che portavano lui e i suoi compagni a predicare spostandosi da un posto all’altro, ma tornando, poi, ai propri conventi, luoghi di studio, preghiera e vita comunitaria. In particolar modo, Domenico volle dare rilievo a due valori ritenuti indispensabili per il successo della missione evangelizzatrice: la vita comunitaria nella povertà e lo studio.

Anzitutto, Domenico e i Frati Predicatori si presentavano come mendicanti, cioè senza vaste proprietà di terreni da amministrare. Questo elemento li rendeva più disponibili allo studio e alla predicazione itinerante e costituiva una testimonianza concreta per la gente. Il governo interno dei conventi e delle provincie domenicane si strutturò sul sistema di capitoli, che eleggevano i propri Superiori, confermati poi dai Superiori maggiori; un’organizzazione, quindi, che stimolava la vita fraterna e la responsabilità di tutti i membri della comunità, esigendo forti convinzioni personali. La scelta di questo sistema nasceva proprio dal fatto che i Domenicani, come predicatori della verità di Dio, dovevano essere coerenti con ciò che annunciavano. La verità studiata e condivisa nella carità con i fratelli è il fondamento più profondo della gioia. Il beato Giordano di Sassonia dice di san Domenico: “Egli accoglieva ogni uomo nel grande seno della carità e, poiché amava tutti, tutti lo amavano. Si era fatto una legge personale di rallegrarsi con le persone felici e di piangere con coloro che piangevano” (Libellus de principiis Ordinis Praedicatorum autore Iordano de Saxonia, ed. H.C. Scheeben, [Monumenta Historica Sancti Patris Nostri Dominici, Romae, 1935]).

In secondo luogo, Domenico, con un gesto coraggioso, volle che i suoi seguaci acquisissero una solida formazione teologica, e non esitò a inviarli nelle Università del tempo, anche se non pochi ecclesiastici guardavano con diffidenza queste istituzioni culturali. Le Costituzioni dell’Ordine dei Predicatori danno molta importanza allo studio come preparazione all’apostolato. Domenico volle che i suoi Frati vi si dedicassero senza risparmio, con diligenza e pietà; uno studio fondato sull’anima di ogni sapere teologico, cioè sulla Sacra Scrittura, e rispettoso delle domande poste dalla ragione. Lo sviluppo della cultura impone a coloro che svolgono il ministero della Parola, ai vari livelli, di essere ben preparati. Esorto dunque tutti, pastori e laici, a coltivare questa “dimensione culturale” della fede, affinché la bellezza della verità cristiana possa essere meglio compresa e la fede possa essere veramente nutrita, rafforzata e anche difesa. In quest’Anno Sacerdotale, invito i seminaristi e i sacerdoti a stimare il valore spirituale dello studio. La qualità del ministero sacerdotale dipende anche dalla generosità con cui ci si applica allo studio delle verità rivelate.

Domenico, che volle fondare un Ordine religioso di predicatori-teologi, ci rammenta che la teologia ha una dimensione spirituale e pastorale, che arricchisce l’animo e la vita. I sacerdoti, i consacrati e anche tutti i fedeli possono trovare una profonda “gioia interiore” nel contemplare la bellezza della verità che viene da Dio, verità sempre attuale e sempre viva. Il motto dei Frati Predicatori - contemplata aliis tradere – ci aiuta a scoprire, poi, un anelito pastorale nello studio contemplativo di tale verità, per l’esigenza di comunicare agli altri il frutto della propria contemplazione.

Quando Domenico morì nel 1221, a Bologna, la città che lo ha dichiarato patrono, la sua opera aveva già avuto grande successo. L’Ordine dei Predicatori, con l’appoggio della Santa Sede, si era diffuso in molti Paesi dell’Europa a beneficio della Chiesa intera. Domenico fu canonizzato nel 1234, ed è lui stesso che, con la sua santità, ci indica due mezzi indispensabili affinché l’azione apostolica sia incisiva. Anzitutto, la devozione mariana, che egli coltivò con tenerezza e che lasciò come eredità preziosa ai suoi figli spirituali, i quali nella storia della Chiesa hanno avuto il grande merito di diffondere la preghiera del santo Rosario, così cara al popolo cristiano e così ricca di valori evangelici, una vera scuola di fede e di pietà. In secondo luogo, Domenico, che si prese cura di alcuni monasteri femminili in Francia e a Roma, credette fino in fondo al valore della preghiera di intercessione per il successo del lavoro apostolico. Solo in Paradiso comprenderemo quanto la preghiera delle claustrali accompagni efficacemente l’azione apostolica! A ciascuna di esse rivolgo il mio pensiero grato e affettuoso.

Cari fratelli e sorelle, la vita di Domenico di Guzman sproni noi tutti ad essere ferventi nella preghiera, coraggiosi a vivere la fede, profondamente innamorati di Gesù Cristo. Per sua intercessione, chiediamo a Dio di arricchire sempre la Chiesa di autentici predicatori del Vangelo.


 
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Quando le statue parlano…

Santa CaterinaQualche volta anche le statue parlano! In quel lontano 1970 tutto era agitazione e le pietre dei selciati sembravano volare di mano in mano per essere poi lanciate  a rompere vetrine, laboratori universitari... Ma erano soprattutto le menti e i cuori a essere in subbuglio Insieme tutti ci si sentiva forti, pronti a capovolge­te, magari stravolgere, le strutture sociali che ci oppri­mevano o almeno a noi così pareva: ci sentivamo come bruchi diventati ormai farfalle pronte a volare alto...

Quel periodo è ormai storia e lo chiamano sinteticamente: “ il Sessantotto”.

Se oggi chiediamo ai nostri giovani che cosa è, forse resteremo alquanto sorpresi: praticamente non lo co­noscono. Più di una volta i giovani di venti o treni'an­ni mi hanno chiesto di spiegare loro che cosa fosse que­sto Sessantotto: i loro genitori ne parlano come di una svolta epocale e con un tantino di orgoglio d'apparte­nenza, un po' come chi ha fatto la guerra in trincea. Poi magari molti di noi lo hanno vissuto come le partite di calcio quando esultiamo gridando: “abbiamo vinto!”… noi però eravamo in poltrona o al bar.

Per quell'ondata di idee, di sogni è pur vero che anche chi sembrava solo spettatore si è trovato coinvolto. Fu un po' come l'alluvione di Firenze, mi si passi il paragone: sembrava un monito profetico per la società europea, non solo italiana. Anzi la diga ha straripato da oltralpe, dalla Francia.

E allora, non so se a voi sia capitato, come è capitato  a me, di sentirsi un tassello magari piccolo di un momento importante della storia. Non un pezzo da museo, ma una persona con una certa responsabilità, quella responsabilità che pesa su ogni generazione: la responsabilità della memoria.

Non è certo mia intenzione fare l'analisi o il processo al Sessantotto, ma semplicemente raccontare un incontro accadutomi in quel clima incandescente di cui forse rimane una certa nostalgia di radicalità, di impegno e capacità di compromettersi.Santa Caterina

E’ stato un dedalo intricato di ideali e illusioni, di violente esagerazioni e di opportunistici scendere in piazza, è vero. In molti, quelli che anonimamente sfilavano nelle piazze, che lanciavano i sampietrini, hanno pagato di tasca propria la delusione del post “68 acausa dell'appiattimento di tanti che li avevano spronati. Per altri e significato anni di piombo e per altri ancora, infine, disorientamento dopo l'abbandono delle prime grandi scelte esistenziali.

Avrei potuto essere tra quest'ultimi.

Ma non è sul maggio francese e le sue conseguenze che voglio attardarmi, perché desidero raccontarvi la mia esperienza dell'incontro con una statua.

Sì, a Roma ho incontrato una... statua.

E qualche volta anche le statue parlano.

 

Incontro

Gli incontri non hanno storia sono di sempre

solo che un giorno te ne accorgi

fioriscono dove la terra ha sete

sete di presenza che dica certezze vibranti di vita

(Gardif)

 

Queste brevi e semplici parole mi sembrano ben esprimere quanto vorrei raccontare.

Dicono anche il clima di quegli anni più simili a un calei­doscopio impazzito, che a un gioco armonico di colori che cantano bellezza e libertà.

Rivedo quegli anni con un senso di smarri­mento, ma anche di fascino.

Tutto poteva essere nuovo e inventato, ma non c'era mai il tempo per provarlo perché domani ci attendeva…

E anch’io, tra una manifestazione e l’altra, ero attesa.

La tesi era lì sul tavolo avvolta dal silenzio della biblioteca universitaria: attendeva.

Ma anch’io, tra una ricerca e l’altra ero, attesa.

Ed ecco che un giorno di buio scoraggiamento, immersa in vane ricerche tra i gli scaffali dei libri, la bibliotecaria  mi disse: “Ma esci un po’! Vai a trovare Caterina!”. Sì, Caterina da Siena: la sua statua è lì vicino a Caste Sant’Angelo. Protesa verso quel lungo Tevere rumoroso e irrequieto, simbolo delle nostre città e di tanti di noi che affannati corrono e non vedono.

Andai a vedere questa scultura di Francesco Messina: invece di osservare mi sentii osservata.

Sì, a volte anche le statue parlano e ti possono cambiare la vita.

Come? Prova ad incontrare Santa Caterina da Siena: attende sempre per mettere il fuoco della Vita, Cristo dolce Gesù, in chi si lascia incontrare. Ne vale la pena.

 

 

 

(Questo scritto è in parte tratto da “Caterina un cuore di fuoco per l’Europa", di Elena Ascoli op, ed Messaggero di Pd)

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Dalle nostre Costituzioni


“Domenicane”

Seguendo le orme di Domenico, facciamo nostri i suoi mezzi essenziali. Ci sforziamo di “vivere la vita comune nell’unanimità“, fedeli alla professione dei consigli evangelici, vivificate dalla preghiera personale, ferventi nella celebrazione comune della liturgia, assidue nello studio, perseveranti nella ricerca della verità.  Lo slancio missionario sgorga dalla contemplazione, la contemplazione si alimenta a sua volta dell’urgenza della missione: “Signore, abbi pietà del tuo popolo”.

Il permanere davanti a Dio e davanti agli uomini in uno sguardo di fede, di speranza e di amore, con una costante volontà di conversione e di riconciliazione, realizza l’unità iella nostra vita domenicana personale e comunitaria.


Missione

La vocazione domenicana ci consacra interamente alla salvezza delle anime, sotto la guida della Chiesa, in una vita evangelica continuamente rinnovata ed uno zelo missionario aperto a tutte le esigenze del mondo contemporaneo… senz’altro intento che quello di promuovere in tutti i campi una germinazione autentica del seme divino.

 


Comunione fraterna

La comunità è l’ambiente in cui viviamo insieme per Gesù Cristo. La condivisione e il dialogo, la ricerca instancabile del Signore nella Parola, nei fratelli, l’impegno nella missione, ci fanno progredire reciprocamente verso la realizzazione della nostra vocazione.


Preghiera

La preghiera personale di ciascuna suora è essenziale per se stessa come pure per tutta la comunità. È il nostro respiro profondo, un atteggiamento di vita che porta lo sguardo di Gesù in tutte le cose. Essa ci consente di scorgere in ogni uomo un riflesso del volto di Dio, in ogni avvenimento un sentiero aperto alla salvezza. Solamente lo Spirito Santo ci può introdurre nell’intelligenza di questo mistero. La progressiva trasformazione del nostro cuore e del nostro spirito è frutto di un contatto prolungato, quotidiano con Cristo.  

L’Eucaristia, consente, attraverso l’offerta di noi stesse e del nostro lavoro, la nostra trasformazione e quella del mondo nel Cristo a gloria di Dio. Essa suggella l’unità tra noi e con tutto il popolo di Dio.
 
Maria, Madre di Gesù, ci conduce a suo Figlio. Contemplando, mediante il Rosario tradizionale nell’Ordine, la vita, la passione e la resurrezione del Verbo fatto carne, ci impregnano più profondamente lei misteri della salvezza.

 

Studio

La ricerca della verità è personale e comunitaria. L’oggetto del nostro studio è Dio e l’uomo. Lo studio biblico e teologico ci fa penetrare il senso della Scrittura alla luce della tradizione viva della Chiesa. Richiede ad un tempo l’intelligenza della Parola di Dio e l’intelligenza dell’Uomo al quale questa Parola si rivolge nel divenire di una storia. Conoscere e comprendere le correnti di pensiero e di ione del nostro tempo ci consente di esprimere meglio la nostra fede in un linguaggio accessibile a coloro che ci stanno attorno.

 

Professione

Il Battesimo ci ha fatti figli di Dio e membra del suo popolo. La professione esprime una maniera di vivere l’approfondimento dell’esperienza battesimale inrisposta al dono dello Spirito attraverso il carisma religioso.

Attraverso il voto, secondo la tradizione e il magistero della Chiesa,offriamo a Dio il dinamismo vitale della nostra persona, nelle sue radici più profonde di amare,di possedere,di disporre di sé.

La professione vissuta in comunità, alservizio della missione e della comunione universale, vuole essere profetica. “Essa attesta in maniera splendida ed eccezionale che il mondo non può essere trasfigurato ed offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini” (LG 35).  

L’invito di Gesù “Viene e seguimi” e la nostra invocazione “Vieni Signore Gesù” si richiamano a vicenda.

 

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...un incontro inaspettato

Spesso gli incontri più importanti, quelli che ti lasciano un segno profondo ed hanno la potenza di San Domenicocambiarti la vita arrivano inaspettati, non certo come frutto del caso, ma come sorprese di Dio fissate fin dall’eternità. Con Domenico è stato così!

L’ho incrociato per la prima volta sulla strada della mia vita in un afoso pomeriggio di agosto, quando, a poco più di vent’anni, la sete di una fede più viva e di una direzione più precisa da seguire si faceva sempre più forte.

Domenico si è fatto conoscere attraverso il volto gioioso, l’ascolto e le parole di alcune donne che da tempo ne avevano seguito le orme nella vita consacrata; e questa conoscenza si è approfondita attraverso la lettura di libri che parlavano della sua vita e dell’Ordine dei predicatori da lui fondato.

La “Veritas”, che Domenico con tanto ardore ha sempre amato ed annunciato, è la luce che per prima mi ha attirata, era ciò che andavo da tempo cercando: una Verità da contemplare nel silenzio della preghiera e da scavare nello studio assiduoSan Domenico; una Verità da celebrare con riconoscenza nella Liturgia e da predicare perché altri fratelli la possano incontrare; una Verità da vivere in primo luogo nella concretezza quotidiana della vita in comune con altre sorelle attratte dallo stesso Amore….

….la Verità che risplende sul Volto di Cristo!

Nel cammino di questi primi anni di vita consacrata Domenico continua ad essermi maestro, compagno e guida sicura.

Mi invita, giorno dopo giorno, a far sempre più mia la sua sete per la salvezza delle anime; quella sete che durante le lunghe veglie di preghiera gli faceva sospirare: “Mio Dio, che ne sarà dei peccatori?”

Mi chiama a trovare momenti per stare alla presenza di Dio in un ascolto perseverante, e momenti per andare dai fratelli ed essere eco della Sua Parola.

Mi mostra la via della misericordia, da ricevere e ridonare, quella della dolcezza e della fortezza, che non si escludono ma si armonizzano, quella della prudenza, che non esclude a volte il coraggio del rischio.    

Se in qualche momento il suo progetto di vita mi sembra troppo esigente ed arduo, mi si fa vicino ripetendomi le stesse parole che in punto di morte disse ai suoi frati: “Vi sarò d’aiuto più dal cielo che sulla terra!”. E con questa “mirabile speranza”, nella strada della vita dove un giorno l’ho incontrato, cammino con gioia, pensando al nostro Salvatore!

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Congregazione Romana di San Domenico

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Comunità Domenicana di Ganghereto

 

 

Suore Domenicane Internazionali

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Volontari Domenicani Internazionali

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Movimento Internazionale Gioventù Domenicana

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Fraternità Laicale Domenicana

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Commissione Domenicana Internazionale per la Giustizia e la Pace

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Ordine dei Predicatori

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Giubileo Domenicano

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Suore Domenicane - Casa Provinciale

Piazza Madonna del Cenacolo 15 - 00136 Roma - tel. 06 30.36.24.91


Marie Théo 2




Governo Provinciale

Conseil prov 1


 


Comunità Madonna del Sorriso  -  Ganghereto

via Ganghereto 1921A - 52028 Terranuova Bracciolini (AR) - tel. 055 9737440


 

 

ctà madonna sorriso 2018 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Suore Domenicane - Comunità Mater Spei

via Cassia 1171 - 00189 Roma - tel. 06 30316115 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Suore Domenicane - Comunità Mater Gratiae

Via San Domenico, 8 - 04022 Fondi (LT) - 0771 901692


 

 ctà Fondi 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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“Domenicane”

Seguendo le orme di Domenico, facciamo nostri i suoi mezzi essenziali. Ci sforziamo di “vivere la vita comune nell’unanimità“, fedeli alla professione dei consigli evangelici, vivificate dalla preghiera personale, ferventi nella celebrazione comune della liturgia, assidue nello studio, perseveranti nella ricerca della verità.  Lo slancio missionario sgorga dalla contemplazione, la contemplazione si alimenta a sua volta dell’urgenza della missione: “Signore, abbi pietà del tuo popolo”.

Il permanere davanti a Dio e davanti agli uomini in uno sguardo di fede, di speranza e di amore, con una costante volontà di conversione e di riconciliazione, realizza l’unità iella nostra vita domenicana personale e comunitaria.


Missione

La vocazione domenicana ci consacra interamente alla salvezza delle anime, sotto la guida della Chiesa, in una vita evangelica continuamente rinnovata ed uno zelo missionario aperto a tutte le esigenze del mondo contemporaneo… senz’altro intento che quello di promuovere in tutti i campi una germinazione autentica del seme divino.

 


Comunione fraterna

La comunità è l’ambiente in cui viviamo insieme per Gesù Cristo. La condivisione e il dialogo, la ricerca instancabile del Signore nella Parola, nei fratelli, l’impegno nella missione, ci fanno progredire reciprocamente verso la realizzazione della nostra vocazione.


Preghiera

La preghiera personale di ciascuna suora è essenziale per se stessa come pure per tutta la comunità. È il nostro respiro profondo, un atteggiamento di vita che porta lo sguardo di Gesù in tutte le cose. Essa ci consente di scorgere in ogni uomo un riflesso del volto di Dio, in ogni avvenimento un sentiero aperto alla salvezza. Solamente lo Spirito Santo ci può introdurre nell’intelligenza di questo mistero. La progressiva trasformazione del nostro cuore e del nostro spirito è frutto di un contatto prolungato, quotidiano con Cristo.  

L’Eucaristia, consente, attraverso l’offerta di noi stesse e del nostro lavoro, la nostra trasformazione e quella del mondo nel Cristo a gloria di Dio. Essa suggella l’unità tra noi e con tutto il popolo di Dio.
 
Maria, Madre di Gesù, ci conduce a suo Figlio. Contemplando, mediante il Rosario tradizionale nell’Ordine, la vita, la passione e la resurrezione del Verbo fatto carne, ci impregnano più profondamente lei misteri della salvezza.

Studio

La ricerca della verità è personale e comunitaria. L’oggetto del nostro studio è Dio e l’uomo. Lo studio biblico e teologico ci fa penetrare il senso della Scrittura alla luce della tradizione viva della Chiesa. Richiede ad un tempo l’intelligenza della Parola di Dio e l’intelligenza dell’Uomo al quale questa Parola si rivolge nel divenire di una storia. Conoscere e comprendere le correnti di pensiero e di ione del nostro tempo ci consente di esprimere meglio la nostra fede in un linguaggio accessibile a coloro che ci stanno attorno.

Professione

Il Battesimo ci ha fatti figli di Dio e membra del suo popolo. La professione esprime una maniera di vivere l’approfondimento dell’esperienza battesimale inrisposta al dono dello Spirito attraverso il carisma religioso.

Attraverso il voto, secondo la tradizione e il magistero della Chiesa,offriamo a Dio il dinamismo vitale della nostra persona, nelle sue radici più profonde di amare,di possedere,di disporre di sé.

La professione vissuta in comunità, alservizio della missione e della comunione universale, vuole essere profetica. “Essa attesta in maniera splendida ed eccezionale che il mondo non può essere trasfigurato ed offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini” (LG 35).  

L’invito di Gesù “Viene e seguimi” e la nostra invocazione “Vieni Signore Gesù” si richiamano a vicenda.

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Province dell'Ordine Domenicano in Italia

San Domenico

San Tommaso

Santa Caterina

 

 

Provincia Italo-Svizzera

Comunità di Ganghereto

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