In due parole...

Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Santa Caterina

Lunedì, 02 Maggio 2011 14:01 Pubblicato in Statiques

 

Quando le statue parlano…

Santa CaterinaQualche volta anche le statue parlano! In quel lontano 1970 tutto era agitazione e le pietre dei selciati sembravano volare di mano in mano per essere poi lanciate  a rompere vetrine, laboratori universitari... Ma erano soprattutto le menti e i cuori a essere in subbuglio Insieme tutti ci si sentiva forti, pronti a capovolge­te, magari stravolgere, le strutture sociali che ci oppri­mevano o almeno a noi così pareva: ci sentivamo come bruchi diventati ormai farfalle pronte a volare alto...

Quel periodo è ormai storia e lo chiamano sinteticamente: “ il Sessantotto”.

Se oggi chiediamo ai nostri giovani che cosa è, forse resteremo alquanto sorpresi: praticamente non lo co­noscono. Più di una volta i giovani di venti o treni'an­ni mi hanno chiesto di spiegare loro che cosa fosse que­sto Sessantotto: i loro genitori ne parlano come di una svolta epocale e con un tantino di orgoglio d'apparte­nenza, un po' come chi ha fatto la guerra in trincea. Poi magari molti di noi lo hanno vissuto come le partite di calcio quando esultiamo gridando: “abbiamo vinto!”… noi però eravamo in poltrona o al bar.

Per quell'ondata di idee, di sogni è pur vero che anche chi sembrava solo spettatore si è trovato coinvolto. Fu un po' come l'alluvione di Firenze, mi si passi il paragone: sembrava un monito profetico per la società europea, non solo italiana. Anzi la diga ha straripato da oltralpe, dalla Francia.

E allora, non so se a voi sia capitato, come è capitato  a me, di sentirsi un tassello magari piccolo di un momento importante della storia. Non un pezzo da museo, ma una persona con una certa responsabilità, quella responsabilità che pesa su ogni generazione: la responsabilità della memoria.

Non è certo mia intenzione fare l'analisi o il processo al Sessantotto, ma semplicemente raccontare un incontro accadutomi in quel clima incandescente di cui forse rimane una certa nostalgia di radicalità, di impegno e capacità di compromettersi.Santa Caterina

E’ stato un dedalo intricato di ideali e illusioni, di violente esagerazioni e di opportunistici scendere in piazza, è vero. In molti, quelli che anonimamente sfilavano nelle piazze, che lanciavano i sampietrini, hanno pagato di tasca propria la delusione del post “68 acausa dell'appiattimento di tanti che li avevano spronati. Per altri e significato anni di piombo e per altri ancora, infine, disorientamento dopo l'abbandono delle prime grandi scelte esistenziali.

Avrei potuto essere tra quest'ultimi.

Ma non è sul maggio francese e le sue conseguenze che voglio attardarmi, perché desidero raccontarvi la mia esperienza dell'incontro con una statua.

Sì, a Roma ho incontrato una... statua.

E qualche volta anche le statue parlano.

 

Incontro

Gli incontri non hanno storia sono di sempre

solo che un giorno te ne accorgi

fioriscono dove la terra ha sete

sete di presenza che dica certezze vibranti di vita

(Gardif)

 

Queste brevi e semplici parole mi sembrano ben esprimere quanto vorrei raccontare.

Dicono anche il clima di quegli anni più simili a un calei­doscopio impazzito, che a un gioco armonico di colori che cantano bellezza e libertà.

Rivedo quegli anni con un senso di smarri­mento, ma anche di fascino.

Tutto poteva essere nuovo e inventato, ma non c'era mai il tempo per provarlo perché domani ci attendeva…

E anch’io, tra una manifestazione e l’altra, ero attesa.

La tesi era lì sul tavolo avvolta dal silenzio della biblioteca universitaria: attendeva.

Ma anch’io, tra una ricerca e l’altra ero, attesa.

Ed ecco che un giorno di buio scoraggiamento, immersa in vane ricerche tra i gli scaffali dei libri, la bibliotecaria  mi disse: “Ma esci un po’! Vai a trovare Caterina!”. Sì, Caterina da Siena: la sua statua è lì vicino a Caste Sant’Angelo. Protesa verso quel lungo Tevere rumoroso e irrequieto, simbolo delle nostre città e di tanti di noi che affannati corrono e non vedono.

Andai a vedere questa scultura di Francesco Messina: invece di osservare mi sentii osservata.

Sì, a volte anche le statue parlano e ti possono cambiare la vita.

Come? Prova ad incontrare Santa Caterina da Siena: attende sempre per mettere il fuoco della Vita, Cristo dolce Gesù, in chi si lascia incontrare. Ne vale la pena.

 

 

 

(Questo scritto è in parte tratto da “Caterina un cuore di fuoco per l’Europa", di Elena Ascoli op, ed Messaggero di Pd)

Testi fondatori

Lunedì, 01 Novembre 2010 10:58 Pubblicato in Statiques

Dalle nostre Costituzioni


“Domenicane”

Seguendo le orme di Domenico, facciamo nostri i suoi mezzi essenziali. Ci sforziamo di “vivere la vita comune nell’unanimità“, fedeli alla professione dei consigli evangelici, vivificate dalla preghiera personale, ferventi nella celebrazione comune della liturgia, assidue nello studio, perseveranti nella ricerca della verità.  Lo slancio missionario sgorga dalla contemplazione, la contemplazione si alimenta a sua volta dell’urgenza della missione: “Signore, abbi pietà del tuo popolo”.

Il permanere davanti a Dio e davanti agli uomini in uno sguardo di fede, di speranza e di amore, con una costante volontà di conversione e di riconciliazione, realizza l’unità iella nostra vita domenicana personale e comunitaria.


Missione

La vocazione domenicana ci consacra interamente alla salvezza delle anime, sotto la guida della Chiesa, in una vita evangelica continuamente rinnovata ed uno zelo missionario aperto a tutte le esigenze del mondo contemporaneo… senz’altro intento che quello di promuovere in tutti i campi una germinazione autentica del seme divino.

 


Comunione fraterna

La comunità è l’ambiente in cui viviamo insieme per Gesù Cristo. La condivisione e il dialogo, la ricerca instancabile del Signore nella Parola, nei fratelli, l’impegno nella missione, ci fanno progredire reciprocamente verso la realizzazione della nostra vocazione.


Preghiera

La preghiera personale di ciascuna suora è essenziale per se stessa come pure per tutta la comunità. È il nostro respiro profondo, un atteggiamento di vita che porta lo sguardo di Gesù in tutte le cose. Essa ci consente di scorgere in ogni uomo un riflesso del volto di Dio, in ogni avvenimento un sentiero aperto alla salvezza. Solamente lo Spirito Santo ci può introdurre nell’intelligenza di questo mistero. La progressiva trasformazione del nostro cuore e del nostro spirito è frutto di un contatto prolungato, quotidiano con Cristo.  

L’Eucaristia, consente, attraverso l’offerta di noi stesse e del nostro lavoro, la nostra trasformazione e quella del mondo nel Cristo a gloria di Dio. Essa suggella l’unità tra noi e con tutto il popolo di Dio.
 
Maria, Madre di Gesù, ci conduce a suo Figlio. Contemplando, mediante il Rosario tradizionale nell’Ordine, la vita, la passione e la resurrezione del Verbo fatto carne, ci impregnano più profondamente lei misteri della salvezza.

 

Studio

La ricerca della verità è personale e comunitaria. L’oggetto del nostro studio è Dio e l’uomo. Lo studio biblico e teologico ci fa penetrare il senso della Scrittura alla luce della tradizione viva della Chiesa. Richiede ad un tempo l’intelligenza della Parola di Dio e l’intelligenza dell’Uomo al quale questa Parola si rivolge nel divenire di una storia. Conoscere e comprendere le correnti di pensiero e di ione del nostro tempo ci consente di esprimere meglio la nostra fede in un linguaggio accessibile a coloro che ci stanno attorno.

 

Professione

Il Battesimo ci ha fatti figli di Dio e membra del suo popolo. La professione esprime una maniera di vivere l’approfondimento dell’esperienza battesimale inrisposta al dono dello Spirito attraverso il carisma religioso.

Attraverso il voto, secondo la tradizione e il magistero della Chiesa,offriamo a Dio il dinamismo vitale della nostra persona, nelle sue radici più profonde di amare,di possedere,di disporre di sé.

La professione vissuta in comunità, alservizio della missione e della comunione universale, vuole essere profetica. “Essa attesta in maniera splendida ed eccezionale che il mondo non può essere trasfigurato ed offerto a Dio senza lo spirito delle Beatitudini” (LG 35).  

L’invito di Gesù “Viene e seguimi” e la nostra invocazione “Vieni Signore Gesù” si richiamano a vicenda.

 

San Domenico

Lunedì, 01 Novembre 2010 10:57 Pubblicato in Statiques

 

...un incontro inaspettato

Spesso gli incontri più importanti, quelli che ti lasciano un segno profondo ed hanno la potenza di San Domenicocambiarti la vita arrivano inaspettati, non certo come frutto del caso, ma come sorprese di Dio fissate fin dall’eternità. Con Domenico è stato così!

L’ho incrociato per la prima volta sulla strada della mia vita in un afoso pomeriggio di agosto, quando, a poco più di vent’anni, la sete di una fede più viva e di una direzione più precisa da seguire si faceva sempre più forte.

Domenico si è fatto conoscere attraverso il volto gioioso, l’ascolto e le parole di alcune donne che da tempo ne avevano seguito le orme nella vita consacrata; e questa conoscenza si è approfondita attraverso la lettura di libri che parlavano della sua vita e dell’Ordine dei predicatori da lui fondato.

La “Veritas”, che Domenico con tanto ardore ha sempre amato ed annunciato, è la luce che per prima mi ha attirata, era ciò che andavo da tempo cercando: una Verità da contemplare nel silenzio della preghiera e da scavare nello studio assiduoSan Domenico; una Verità da celebrare con riconoscenza nella Liturgia e da predicare perché altri fratelli la possano incontrare; una Verità da vivere in primo luogo nella concretezza quotidiana della vita in comune con altre sorelle attratte dallo stesso Amore….

….la Verità che risplende sul Volto di Cristo!

Nel cammino di questi primi anni di vita consacrata Domenico continua ad essermi maestro, compagno e guida sicura.

Mi invita, giorno dopo giorno, a far sempre più mia la sua sete per la salvezza delle anime; quella sete che durante le lunghe veglie di preghiera gli faceva sospirare: “Mio Dio, che ne sarà dei peccatori?”

Mi chiama a trovare momenti per stare alla presenza di Dio in un ascolto perseverante, e momenti per andare dai fratelli ed essere eco della Sua Parola.

Mi mostra la via della misericordia, da ricevere e ridonare, quella della dolcezza e della fortezza, che non si escludono ma si armonizzano, quella della prudenza, che non esclude a volte il coraggio del rischio.    

Se in qualche momento il suo progetto di vita mi sembra troppo esigente ed arduo, mi si fa vicino ripetendomi le stesse parole che in punto di morte disse ai suoi frati: “Vi sarò d’aiuto più dal cielo che sulla terra!”. E con questa “mirabile speranza”, nella strada della vita dove un giorno l’ho incontrato, cammino con gioia, pensando al nostro Salvatore!

foto

Sabato, 03 Luglio 2010 14:33 Pubblicato in Vita

Professione di Suor Casandra

"Padre glorifica il tuo nome" (Gv 12,28)
Con tutta la Famiglia, rendiamo grazie a Dio per il dono della professione perpetua di sr Casandra Maria nella nostra Congregazione.
Che la sua vita sia una manifestazione della gloria di Dio per i fratelli e le sorelle a cui il Signore la manda.
 
 
 
 
 

Week-end vocazionale

 

 

 

Raccolta delle olive - Ganghereto 2011