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Come Domenico vogliamo manifestare e proclamare con la nostra vita e la nostra parola, la misericordia di Dio, la liberazione e la riconciliazione di tutti gli uomini in Gesù Cristo.

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Tra l'angelo e la bestia ...

Domenica, 26 Febbraio 2012 02:00 Pubblicato in Predicazione

 

 


“Tra l’angelo e la bestia”. Non è l’ultimo film in voga, né una favola di Walt Disney. E’ il vangelo di domenica, la prima di quaresima. “Stava con le bestie e gli angeli lo servivano…” Per Gesù la differenza è stata chiara: l’angelo era angelo, la bestia era bestia. Seppe resistere. Per noi. Una volta per sempre.

In noi, invece, la differenza rimane ancora incerta, non è vero? E quindi ogni scelta è a rischio. Quanto è difficile scegliere… Ma perché, perché la differenza tra angelo e bestia ci rimane maledettamente incerta? Un po’ perché ci vediamo ancora male - tipo alberi che camminano e invece erano uomini. Un po’ anche, concediamoci questa attenuante, perché a forza di allenarsi con noi, forse la tentazione ha imparato a camuffarsi alla “perfezione” (secondo il suo punto di vista…) sotto aspetti angelici. In effetti, mi ha sempre colpito e fatto senso quello sguardo dolce e mite che può assumere un leader terrorista di questo mondo. Quanto più sarà capace di fingere l’angelo tentatore!...

Pensiamoci bene, carissimi, prima di fare alleanza con “l’angelo” di turno… Rimaniamo vigili e sobri, perché il leone gira ruggente cercando chi divorare. E in questi tempi non digiuna, lui! L’angelo, invece, serve. E il Servo? Lui si lascia divorare, si fa esca… per ingoiare il male e distruggerne il veleno.

E l’ha fatto una volta per sempre.

Deo gratias! Eucharistò!

 

Suor Ginevra

Percorso Vocazionale, 1a tappa

Sabato, 14 Gennaio 2012 15:01 Pubblicato in Bollettino

Carissimo/carissima,

qui sotto riportiamo alcuni spunti di riflessione che ci hanno accompagnati durante il primo incontro del nostro percorso vocazionale, dal 18 al 20 novembre 2011 a Ganghereto.

Speriamo ti possano essere d’aiuto nel cammino di ricerca del Signore, e ti invitiamo ai prossimi incontri, di cui puoi trovare le informazioni sul volantino.

PRIMA TAPPA DEL PERCORSO VOCAZIONALE:

“Da cercatori ci si scopre cercati”

Ganghereto, 18-20 novembre 2011

Primo incontro

IL DESIDERIO E LA SPERANZA

La realtà della vocazione e quella del desiderio sono inscindibili.

Se solo pensiamo all’istinto di conservazione, all’attrazione sessuale, al bisogno di vivere in società e di stringere con altre persone legami di amicizia,  all’aspirazione a  conoscere la Verità e a raggiungere il Bene e la felicità, non ci è difficile comprendere che non bastiamo a noi stessi!

Ognuno di noi è un essere di desiderio, teso al compimento di sé, e si porta dentro una sete infinita di pienezza e di eternità.

Nella Lettera ai cercatori di Dio (2009) troviamo una frase illuminante: “Il cuore di ogni uomo e di ogni donna è piccolo, ma si porta dentro il desiderio di assoluto, di eterno, di infinito. Questo desiderio ha un nome: Dio” e S Agostino, nel suo commento al Vangelo di Giovanni,  ci dice che “Il desiderio è il recesso più intimo del cuore. Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio.”

È proprio questo desiderio, a renderci “CAPACI DI DIO”, poiché siamo stati creati proprio per cercarlo (CCC 1.)

Pensiamo a quante volte nei Salmi troviamo espressioni di questa tensione dell’uomo verso Dio: “O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco. di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua” (Sl 63): “Con tutto il cuore ti cerco, non farmi deviare dai tuoi precetti…. Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti. Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia. ” (Sl 119).

Ma la scoperta più grande è quella che Dio stesso ci precede in questa ricerca, ed è Lui a desiderarci e ad amarci per primo! Ecco le bellissime parole di Giovanni Paolo II alla GMG di Parigi:

Carissimi giovani! … E' Gesù che prende l'iniziativa. Quando si ha a che fare con Lui, la domanda viene sempre capovolta: da interroganti si diventa interrogati, da «cercatori» ci si scopre «cercati»; è Lui, infatti, che da sempre ci ama per primo (Cfr. 1Gv 4,10). Questa è la fondamentale dimensione dell'incontro: non si ha a che fare con qualcosa, ma con Qualcuno, con «il Vivente  (Messaggio di Giovanni Paolo II XII GIORNATA MONDIALE della GIOVENTU', 15 agosto 1996).

 

Non si scopre la propria vocazione attraverso progetti a tavolino o ragionamenti pro e contro la propria realizzazione personale ….. sarebbe sempre un calcolo che procede da noi! La vocazione è innanzitutto un “volgersi di Dio verso l’uomo” (Heschel), o, detto in un altro modo “l’armonizzarsi all’unisono di due voci che reciprocamente si riconoscono …. la strada attraverso la quale più esponiamo noi stessi all’amore che Dio Padre ci ha dato nella creazione” (Rupnik).

Dio mi cerca e mi viene incontro con un progetto che ha pensato per me. Ben lontano dall’essere un’imposizione, è un invito a far luce, in un cammino di ricerca e discernimento, sui desideri veri e a proiettarmi verso una meta. Da qui ha origine quella speranza, che potremmo definire il “motore di ogni vocazione”.

  • Essa non ha origine in una mia iniziativa di cammino verso l’infinito, e neppure da uno slancio per evadere dai miei limiti o dalla mia storia presente.
  • La vocazione allora è scoprire e raggiungere in verità la propria identità che rimanda a qualcosa/Qualcuno che viene dal di fuori ma che penetra nella mia intimità.
  • Sperare comporta un tocco di sana follia per accogliere una chiamata che viene dall’esterno e che contiene una certa dose di incognite: la follia che mi spinge ad affidarmi totalmente e a tuffarmi nelle braccia di Colui che ho considerato il compimento della mia vita.
  • Come ci suggerisce Bruno Forte, nessuna disperazione può fermare il nostro desiderio di vita e di pienezza: «È sull’orlo di questo abisso che si affacciano le domande inquietanti: e se invece di braccia accoglienti ci fossero soltanto rocce laceranti? E se oltre il buio ci fosse ancora nient’altro che il buio del nulla? Credere e sperare, è resistere e sopportare sotto il peso di queste domande: non pretendere segni, ma offrire segni d’amore all’Invisibile Amante che chiama».

 

“Da cercatori ci si scopre cercati”:  siamo arrivati al week end con questo programma, come diceva il titolo;

Siamo ripartiti con un’ esperienza suggerita dalle letture della Messa previste per la solennità odierna: Cristo Re dell’universo:

da amati (Ez 34, 11-12.15-17)    si diventa amanti  (Mt 25,31-46)

Ti indichiamo i brani che hanno accompagnato la riflessione personale di questo week end e che, se vuoi, potranno nutrire la tua preghiera: Salmo 62;  Mt 14,28-33; Rm 8,23-30; 2 Tm 1,12; 1 Gv 1, 1-4


“L’anima che vede di essere tanto amata non può difendersi dall’amore, ma occorre che ami. S Caterina Lettera 369

“Amate, amate, perché siete ineffabilmente amati!” (L 96). “Amate, amate! Pensate che voi foste amati prima ancora che poteste amare, perché, guardando Dio in se’ medesimo, s’innamorò della bellezza della sua creatura, mosso dal fuoco della sua inestimabile carità e la creò, unicamente per questo fine, perché avesse la vita eterna e godesse di quel bene infinito che Dio godeva in sé stesso”  (L 28)  (Santa Caterina da Siena).



docTestimonianza di Francesca

docA voi, giovani forti

pdfTestimonianza di Claudia

pdfTestimonianza di Pina





Epifania del Signore

Venerdì, 06 Gennaio 2012 01:30 Pubblicato in Predicazione

 


I Magi seguono la stella e quando arrivano davanti  a colui che è “ la stella del mattino” - l’alba nuova e silenziosa giunta per vincere le tenebre e la  morte -  si prostrano e lo adorano con gioia. L’emozione deve essere stata tanta : il Messia era davanti ai loro occhi e niente più li poteva distogliere dal mostrare i gesti di una riconosciuta regalità. Questo riconoscimento portava in  sé la forza di non voltarsi indietro andando via  , affidandosi ad  un nuovo cammino da percorrere per allontanarsi da Erode , non tradire il Bambino  e testimoniare della sua venuta.

I Magi senza vedere, senza sapere con certezza quale strada seguire  hanno creduto, e si sono messi in  cammino per un viaggio senza garanzie .  Ma li guidava la stella,  e il tempo che essi hanno impiegato per la  ricerca , anche smarrendo   la direzione non  è stato inutile e li ha portati all’incontro .  Per arrivare, tutto è stato  sopportabile,tutto è stato utile . Giungono a mani piene portando Doni al Dono eterno di Dio per l’umanità macchiata dal peccato e   con quei doni il Bambino si prepara a vivere il suo Calvario permettendo all’umanità di avere l’eternità.


Sr Antonella Marie o.p.

Maria, Madre di Dio

Domenica, 01 Gennaio 2012 01:00 Pubblicato in Predicazione

 

Contempliamo il volto di questa Madre che ogni giorno si va per noi umile sentiero verso Colui che è Via , Verità e Vita. Con Lei varcheremo insieme a tanti fratelli e sorelle la segreta e luminosa porta del Regno. 

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La Madre e il regno

Si racconta che un re dovesse ritornare da lontano dopo tanti anni di assenza.

Molte cose erano successe: i suoi ministri dapprima obbedienti alle sue consegne si erano ben presto dimenticati di essere degli amministratori e erano diventati dei potenti.

Il potere, si sa, porta facilmente alla rivalità e la rivalità alla guerra, madre di tutte le povertà. Così quel regno di serenità dove i bambini potevano tranquillamente giocare per le strade sino all'imbrunire e i vecchi sulla soglia raccontare la loro giovinezza rivestita dalla saggezza degli anni, le madri accarezzare i loro figli e sognare il loro avvenire semplice, ma di gioia, i padri rientrare stanchi dal lavoro, ma certi dell'amore della loro famiglia, divenne un covo di sospetti, di invidie: i bambini non nascevano che raramente, i volti invecchiavano grigi e inariditi, i canti, poi, non risuonavano, e chi parlava sembrava piuttosto gridare dolore che comunicare intesa.

Il silenzio dell'indifferenza e dell'infedeltà aleggiava rivestito di un "non ho più tempo per te". Anche l'antica Chiesa, una Pieve testimone di tanta storia e di tante suppliche sembrava aver ceduto a quella desolazione e stava lì, fuori delle mura del regno, come un fiore colto e abbandonato in un prato lasciato incolto. Solo una nicchia sembrava sfuggire a tanto abbandono: ancora vi sorridevala Vergine Madre.Ogni tanto una mano sconosciuta vi deponeva un fiore.

Ed ecco diffondersi in tutto il paese inaspettata la notizia: il Re sta per tornare e ben presto sarà alle porte del suo regno. Con sorriso amaro tutti andavano dicendo che la velocità della tecnica avrebbe supplito a tanto disordine. In fretta le imprese più qualificate furono impegnate a restaurare, pulire, ridare un nobile assetto agli antichi manieri: non si badò a spese! Per un momento tutto sembrò tornare come prima, sino a quando non si dovette pensare alla casa del Re: a chi era stata affidata la casa del Re? chi l'abitava? chi ne aveva preso cura? Ci si rese conto che, disabitata, era caduta in rovina.

E gli animi si nuovamente si alterarono: i sudditi, amareggiati, compresero che l'invidia albergava ancora nel cuore di tanti... Ma ormai il Re era davvero prossimo: che fare? Nemmeno il sole, che splendido pur si levava il mattino, riusciva far nascere il sorriso in quel regno un tempo così luminoso... Ad ogni crocicchio non si parlava di altro: chi accoglierà il Re? dove si riposerà? Cominciava a serpeggiare un certo timore: non si parlava altro che della sua venuta. Gli uni incolpavano gli altri di tanta trascuratezza e di un sì grave oblio del loro Re.

Uno solo pareva non turbarsi, anzi non si mescolava a quel vociferare: Celeste, il malatino del regno, che in tanto agitarsi tutti avevano dimenticato. Così aveva potuto sparire dai loro occhi: si era rifugiato nella vecchia Chiesa e con la calma dei buoni si era messo a ripulirla, così come poteva. Quando era stanco andava a sedersi davanti a quella Madre e le raccontava ogni cosa, ma soprattutto come avrebbe voluto accogliere il Re. Per Celeste non c'era dubbio: il Re doveva essere buono e portargli quel calore che nessuno sapeva dargli. Lei lo capiva, anzi sembrava conoscere bene quel Re: ed ecco che giorno dopo giorno le erbacce sparirono, qualche semplice fiore campestre rendeva quasi bella quell'antica Chiesa che, inondata dal sole e rallegrata della voce argentea ed infantile di Celeste, sembrava riecheggiare i sacri cori dei tempi dei Re.

Ma Celeste si era stancato davvero tanto: per l'arrivo del Re non ebbe il tempo di salvare le apparenze della sua estrema povertà. Impolverato, si era addormentato ai piedi della Madre. La piccola fiamma, che ardeva nella lampada ad olio, illuminava di una luce celestiale il volto del malatino: quello scintillio tenue, ma sempre presente, rischiarava i passi di chiunque avesse voluto entrare e ivi trovare dimora.

Ed il Re giunse: entrò attirato da quella piccola fiamma della lampada che si consumava soltanto per illuminare e riscaldare il cuore di chi, affascinato dal suo tremolio, sostava a guardarla. Ai piedi della Madre il Re trovò il Celeste. E' vero, non ce l'aveva fatta a vegliare, il Re, però, aveva una dimora preparata con amore: la piccola fiamma silente lo testimoniava. Il Re prese Celeste tra le sue braccia e gli sussurrò, senza svegliarlo: vieni servo buono e fedele, entra nella gioia del tuo Signore. Improvvisamente le porte della Chiesa si spalancarono: erano i sudditi che attendevano invano nella città rimessa a nuovo con grande dispendio di denaro. I loro cuori erano, però, sempre gelidi e timorosi.

Ognuno era accorso senza chiamare il vicino o guardare il compagno di strada: tutti erano stati attirati da un canto che sconvolgeva le loro vite: pace in terra agli uomini di buona volontà... Quelle parole li conducevano fuori della loro città, verso la zona incolta dell'antica Chiesa: una luce,quasi un' incendio, l’illuminava tutta.  Lì scorsero il loro Re che stringeva tra le braccia il malatino che da tempo non vedevano più in città. E ricordarono le parole che un tempo il Re aveva detto loro: beati i poveri in spirito di essi è il Regno dei cieli.

Si accorsero di essere giunti in molti. Per la prima volta, dopo molto tempo si guardarono in volto e capirono le parole che un giorno erano state loro affidate: se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli... Restarono lì e con tacito accordo cominciarono a costruire, attorno all'antica Chiesa, un nuovo regno le cui fondamenta erano nel cuore di ciascuno. Sul frontale di pietra dell'antica Pieve scrissero:

Solo l'amore

vince il timore,

solo l'amore

fa nuove tutte le cose.